Francavilla al Mare, 10 luglio 2010
Questa manifestazione, giunta alla terza edizione, è intitolata alla memoria di Tomaso Tiberio, parafrasando l'esclamazione che Manzoni fa dire a Don Abbondio nei Promessi Sposi: chi era costui?
Tomaso Tiberio era un uomo, nato e vissuto in queste zone dell'Abruzzo (a Tollo, per la precisione), che, nonostante non avesse amato troppo la scuola, aveva una passione immensa la ricerca storica tout court, come dimostrano i suoi scritti, che spaziano dall'antichità all'800 per finire con il '900. Ricerche condotte da autodidatta, e quindi con grande sacrificio, presso numerosi archivi italiani e stranieri, con il costante confronto non solo con la bibliografia disponibile ma anche con reduci e testimoni dell'ultima guerra. Gran parte di quelle interviste, di quei colloqui, sono state riportate nel video-documentario prodotto in occasione del 50° anniversario della liberazione del suo paese, "Tollo Raus".
Tomaso nacque a Tollo il 21 dicembre 1941: l'Italia, dunque, era già in guerra al fianco della Germania nazista da circa un anno e mezzo, anche se il peggio doveva ancora arrivare per le nostre genti e per le nostre terre, ed al termine della guerra si è trovato a fare i conti, come "soggetto debole" per dirla con un linguaggio "politcamente corretto", con la devastazione dei nostri paesi, con i lutti spesso causati dalle numerose bombe inesplose che continuavano ad uccidere anche dopo la liberazione, con la fame, con la pressochè dissoluzione del tessuto socio-politico, che era da ricostruire ripartendo da zero.
Ha scoperto la passione per la ricerca in età adulta, quando cioè la sua coscienza gli ha imposto una domanda: perchè oggi siamo quel che siamo? Da dove veniamo, che percorso abbiamo fatto per essere in questo modo, vivere in questo modo? E poiché la risposta prevedeva, necessariamente, la conoscenza del passato, ha iniziato a fare ricerca, perchè, come diceva, ognuno dovrebbe conoscere la sua storia.
Questa specie di gioco del perchè, che è tipico di chi vuole capire come sono andate le cose, di vuole capire il perchè di una certa concatenazione di eventi piuttosto che un'altra, è esattamente ciò che il professore con cui mi laureai molti anni or sono, il mio maestro, chiama intelligenza storica: porre domande per avanzare ipotesi, porre domande per avanzare la conoscenza collettiva, porre domande anche quando queste domande sono scomode.
Tutto ciò rappresenta la migliore qualità per chi si accosta alla ricerca storica, perchè, in definitiva, da questa "curiosità" costruisce la ricerca e porta anche a rivedere alcuni luoghi comuni.
Faccio un esempio, partendo da un evento, un drammatico evento, accaduto proprio qui a Francavilla, nel corso dell'ultima guerra: a fine dicembre 1943, il 30 dicembre, in località Santa Cecilia vi fu un massacro nazista di 20 civili causato da un tentativo di stupro finito con l'uccisione del soldato tedesco.
Senza il "gioco del perchè" di cui parlavo prima, questo eccidio potrebbe restare confinato nelle memorie di Francavilla e sconosciuto ai più, un fatto locale, addirittura una banalità scaduta in tragedia, una banalità che, parafrasando il titolo di un noto libro di Annah Arendt, troppo spesso si accompagna al male.
Proviamo a farci la fatidica domanda partendo dal dato acquisito: perchè quel soldato tedesco era qui? Ed ancora, chi ha ordinato la strage e perchè?
Le risposte sono un po' più complesse della classica e scontata "il soldato era qui perchè c'era la guerra e la guerra è stata dichiarata da nazisti e fascisti". Non è soltanto un discorso di responsabilità, che pure ha la sua importanza. Mi chiedo e vi chiedo alcuni perché: perchè Pietransieri prima di Francavilla? E perchè Sant'Agata di Gessopalena dopo? E perchè Montorio, Rosciano, Penne, Capistrello, Onna, Filetto? E poi nell'estate 1944 le stragi in Toscana, in Liguria?
Queste stragi, compresa quella di Francavilla (che evidentemente va inserita in un contesto più ampio di quanto finora fatto), hanno due matrici comuni: la rappresaglia per azioni partigiane vere o presunte e la precisa volontà di far pagare agli italiani il tradimento dell'8 settembre. Non intendo parlare dell'8 settembre, del fatto se sia stato o meno un tradimento, non mi sembra la sede opportuna: ma va sottolineata una circostanza, rilevata peraltro da autorevoli studiosi tedeschi della levatura di Gerard Schreiber e Gabriele Hammermann, a proposito degli oltre 800.000 soldati italiani internati in Germania dopo l'armistizio. Con l'8 settembre l'Italia subisce un declassamento razziale, dimostrato sia dalle disposizioni che ponevano i nostri militari al di sopra soltanto dei russi, sia dalle varie teorie che Rosenberg e Gunter idearono in quel periodo.
Anche per i civili, l'8 settembre determinò la punizione per il tradimento, cioè il declassamento razziale: non a caso, anche in Italia fu introdotta la direttiva per la lotta alle bande già adottata sul fronte orientale, il merkblatt 69/1, le cui drammatiche conseguenze sono state chiamate, da alcuni tra gli studiosi più impotrtanti (Pezzino, Baldissara, Gribaudi, Battini), guerra ai civili. Una popolazione razzialmente inferiore, come era considerata quella dell'est (i sovietici), poteva essere sterminata anche soltanto per un sospetto. Volendo, anche gratuitamente. E questo nuovo modo di concepire le cose è strettamente connesso alla volontà punitiva per il tradimento dell'8 settembre.
È quello che accade in Italia, dove anche l'uccisione gratuita viene "nascosta" dietro la rappresaglia.
A mio modo di vedere, nella strage del 30 dicembre '43 a Santa Cecilia vanno a mescolarsi più elementi: da diversi giorni infuria la battaglia ad Ortona, una delle più terribili, ed a Francavilla, da subito dopo l'armistizio, opera una formazione partigiana guidata da Rocco Angelucci. È una formazione particolare, che, dopo lo spostamento da Francavilla in località Caramanico, una zona tra i territori comunali di Francavilla, Miglianico e Tollo, accoglie diversi slavi fuggiti dal campo di concentramento di Tollo e giunge a toccare i 250 uomini: poi, con l'arrivo di alcuni "paracadutisti" alleati, cioè di agenti segreti, viene a mano a mano "selezionata" (è la parola riportata nella documentazione inglese) fino a giungere ad una sessantina di effettivi, per quasi la metà inglesi. Questa formazione ha un compito specifico: proteggere la radio installata in quelle campagne, una radio che, probabilmente, è in appoggio all'offensiva su Ortona. I tedeschi la localizzano ed inviano due compagnie di paracadutisti, che, il 23 dicembre, disperdono la formazione provocando vittime e feriti e facendo prigionieri molti uomini.
Dalla documentazione consultata si evincono due cose: che parte della popolazione agevola la permanenza del gruppo; che senza queste coperture il gruppo non avrebbe avuto nessuna possibilità di sopravvivenza.
La popolazione, dunque, viene trattata alla stregua del gruppo partigiano e punita sostanzialmente per tre motivi: il tradimento dell'8 settembre, la presunta connivenza con i ribelli, l'affronto del soldato ucciso.
Mi sono dilungato sull'episodio di Santa Cecilia non soltanto perché siamo a Francavilla, ma perchè, trovandomi tra le mani le carte che Tomaso stava studiando, ho avuto modo di apprezzare il suo modo di lavorare dalle note appuntate su quei fogli: con percorsi diversi, approcci diversi, ragionamenti diversi, documentazione diversa, eravamo giunti ad ipotizzare il medesimo scenario, per Francavilla ma anche per buona parte dell'Abruzzo, uno scenario che metteva in discussione un po' tutto l'impianto della storiografia resistenziale.
Tomaso è venuto a mancare il 12 gennaio 2007, ma ci ha trasmesso un lascito di assoluto rilievo: l'importanza, direi fondamentale, della conoscenza del nostro passato, del recupero della nostra memoria.
L'evento cui partecipiamo oggi, giunto alla terza edizione, deve essere uno stimolo per recuperare la nostra storia: i reenactors presenti, anche loro ricercatori nel loro campo, con le loro divise e i loro mezzi testimoniano di un passato che deve appartenere a tutti. L'amore per "il gioco del perchè", per la conoscenza, deve spingerci non a cercare risposte che suonano come sentenze (i protagonisti dell'epoca, a vario titolo, sono già stati giudicati dalla Storia stessa), ma deve aiutarci a ragionare su fatti ed eventi in maniera critica. In definitiva, fare ricerca storica significa abituarsi a confrontarsi su tesi a volte molto lontane da noi, a respirare con il fiato di quei protagonisti di allora e non con il nostro di oggi, significa comprendere le motivazioni e le ragioni di tutti.
Termino questo intervento con le parole del Nobel per la pace per l'anno 1986, Elie Wiesel, parole che spiegano perchè è importante studiare il passato e capirlo:
«se qualcosa potrà salvare l’umanità, sarà il ricordo: il ricordo del male servirà da difesa contro il male; il ricordo della morte servirà da difesa contro la morte».
Nicola Palombaro
Nicola Palombaro
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